

La notte numero sei del Sunsplash 2012 passerà alla storia per uno show indimenticabile di Tarrus Riley, per i ritmi scatenati dei portoricani Calle 13 e per la prima volta al festival di una leggenda della dancehall giamaicana come Johnny Osbourne.
Accompagnato dall'ormai onnipresente Ruff Cutt Band e vestito completamente di bianco Johnny ha scaldato la sua voce carica di soul con alcuni classici del suo repertorio su riddims immortali come Stalag e Far East: dopo 'What a la la' e 'Pretty blue eyes' è stato decisamente un crescendo con il roots di 'Purify your heart' dagli anni passati da Johnny alla Techniques di Winston Riley ed altre tunes clamorose come 'Folly ranking' e 'Ice cream love'. Le vibes Studio One invece sono arrivate nel finale con la colossale 'Truths & rights', il soul reggae di 'Jah promise' ed il finale torrenziale in puro stile dancehall con 'Buddy bye' e 'Lend me your chopper'. L'esordio di questo grande artista al Rototom Sunsplash non poteva essere migliore.
Dopo Johnny Osbourne è stata la volta di un altro esordio al festival ma su un terreno radicalmente differente: Calle 13 sono portoricani e mescolano in modo estremamente potente l'hip hop con i ritmi latini e la prima parte del loro show colpisce in effetti in modo deciso il pubblico con tantissima gente a ballare e cantare in coro le loro canzoni. All'interno della colata lavica che è il loro suono si distinguono preziosismi di fiati, tastiere e chitarra mentre i due vocalists Visitante e PG-13 ce la mettono assolutamente tutta per incendiare l'atmosfera con i loro testi militanti. Nella parte centrale dello show c'è un momento più rilassato basato su alcuni ritmi reggae e su alcune ballate mentre nel finale il suono esplode nuovamente in un grande crescendo per la gioia dei fans delle prime file.
Dopo Calle 13 invece la conclusione è con un set reggae di grande classe ed intensità con Tarrus Riley e l'impagabile presenza scenica del maestro Dean Fraser al sax. Questo corpulento concentrato di simpatia e di bravura inizia regolarmente ogni show con la sua sax version di 'A song' di Pablo Moses ed è quello che succede in effetti anche stasera prima che la Black Soil Band introduca l'entrata in scena di Tarrus con alcuni stacchi assai precisi. Il talentuoso figlio di Jimmy Riley irrompe sul palco tra grandi ovazioni intonando 'Shaka zulu pickney' ed aprendo uno show che è un concentrato autentico di passione per le grandi canzoni, fuoco e impeccabile professionalità. La voce del migliore tra i giovani artisti dell'attuale scena giamaicana è limpida e potente ed è sottolineata da varie corse per il palco e da grandi balli sotto la direzione attenta di Dean Fraser. Sono ormai tanti i grandi brani di Tarrus e ricordiamo in ordine sparso 'Rebel','Far away', la sua versione di 'Human nature' di Michael Jackson, 'Love contagious', una bellissima resa di 'Untold stories' di Buju Banton fino ad arrivare al duello tra il sax di Mr. Fraser e la voce del suo giovane pupillo che incanta letteralmente il pubblico. Il pathos cresce per un grande finale con 'She's royal', 'One two order' ed una versione epica di 'Africa awaits' che ci fa letteralmente godere di gioia'. In un momento critico il futuro del reggae è tutto sulle spalle di personaggi come Tarrus e questo ci fa veramente ben sperare.
Pier Tosi