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Main Stage Rototom
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Showcase Club Rototom
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Ska Club Rototom
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Dub Station Rototom
Dub Station
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Liliana Boranga

liliana-borangaDirettore di Radio Base Popolare Network

Vi scrivo non in quanto direttore di radio Base Popolare Network, emittente che fin dall’inizio ha fatto conoscere non solo il festival ma anche il Friuli in tutto il mondo via etere, non come ex responsabile dell’ufficio stampa del festival, incarico che ho lasciato alla fine della edizione 2009 per motivi personali. Ma come persona che da sedici anni ha frequentato il Rototom Sunsplash e che si ritrova oggi, ma si è ritrovata, per anni sospettata di essere, grazie a molti articoli usciti sulla stampa, una possibile e ipotetica fumatrice di canne o spinelli, nonché una probabile consumatrice di altre droghe. Non poteva che essere così visto che frequentavo un festival reggae. Questo il parere che da sempre circola nelle redazioni. Lo conosco fin troppo bene. E con me mia figlia disabile da 17 anni. E con noi quelle migliaia di persone che per anni  hanno frequentato il Parco del Rivellino non per farsi uno spinello, ma solo per amore della musica e del messaggio di pace che da quel festival si è sempre alzato verso tutto il pianeta. Oppure per sdraiarsi  con gioia per  scrivere con i propri corpi la parola PACE. E farla dire e ripetere in decine di dibattiti e incontri: una parola da cui, per mia storia, cultura e dna, non posso e non voglio prescindere.

Tutto questo accentuare una immagine di un festival che deve solo essere frequentato da “drogati”, ha soprattutto mancato di rispetto verso tutti gli altri che “drogati”, come è stato sempre scritto, non sono. Quelle migliaia di bambini, donne e uomini che sono venute ad ascoltare personalità come un frate francescano a recitare il Cantico delle Creature sotto un tendone gremito di ragazzi e ragazze.  Oppure che hanno voluto capire come costruire la pace da don Albino Bizzotto, sapere come salvare la propria salute da una tecnologia devastante ma estremamente cannibale nella ricerca di guadagno, dalle spiegazioni dell’esimio professore Kundy. E riflettere sulle conseguenze delle guerre su chi, imbrogliato da sedicenti “missioni di pace”, si ritrova con patologie mortali. Ovvero quei  soldati  ammalati che al Rivellino sono arrivati non per motivi politici ma perché sapevano che sarebbero stati ascoltati. Al di là delle loro appartenenze ideologiche. Oppure per aiutare quella mamma senegalese che raccontava delle migliaia di  orfani di quei giovani che scappano dalla loro terra per cercare lavoro da noi. E naufragano nell’oceano perché le loro barche sono troppo leggere. Oppure capire che bisogna fermarsi dal creare sempre nuove e gratuite sofferenze. Ce ne sono anche troppe. Loro di tutto parlavano fuorché di droga e noi li abbiamo ascoltati. Con molta attenzione. E abbiamo ascoltato tanta musica.

Ripeto: tutto questo non ha mai fatto né notizia né sensazione. La droga si.  Solo…quella per creare ancora una volta paura. Eppure poteva veramente essere una “vera” notizia quella che migliaia di persone andavano ad un festival  reggae perché amanti della vera pace. Nient’altro…

...è stata persa una grande occasione di fare informazione…

Per anni sono stata vicina allo staff del Rototom Sunsplash e ho lavorato coscientemente a stretto contatto con Filippo Giunta e nessuno mi ha mai “indotto né istigato o stimolato” a farmi una canna. Io ho sempre scelto la mia vita. Anche come giornalista.

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