Prevenzione e informazione. Due parole che vanno di pari passo con il concetto di libertà e che invece vogliono marcare una distinzione netta con quello di repressione. Come ogni anno il Sunsplash affronta il tema delle droghe e in questa edizione spagnola, all'interno del festival, è presente uno stand dedicato all'analisi delle sostanze stupefacenti, gestito da Energy Control, un'associazione spagnola nata nel 1997 finanziata dai governi regionali.
“Ci occupiamo principalmente di riduzione del rischio – spiega Mireia – e l'analisi delle sostanze, oltre a fornire un servizio, serve principalmente per attrarre la gente, in modo da fornire un supporto informativo. Non incentiviamo all'uso delle droghe, assolutamente, ma semplicemente cerchiamo di affrontare la questione in modo serio, senza paternalismi e allarmismi. È giusto far conoscere i rischi e le modalità di consumo migliori per ridurre gli eventuali problemi legati al consumo di stupefacenti”.
Ogni sera arrivano circa trenta gruppi di persone che appoggiano le loro sostanze sotto la lente di un microscopio: “Prima di tutto facciamo un'analisi visiva – continua Mireia – poi passiamo al laboratorio”. Dietro la tenda, una serie di reagenti, tavolette e spray, che permettono di fare una “fotografia” delle sostanze. “È la prima volta che veniamo al Sunsplash – aggiunge Mireia – perché di solito giriamo per altri festival, come il Sonar di Barcellona. Noi siamo specializzati in sostanze sintetiche e in particolare analizziamo Mdma, cocaina ed ecstasy, non ci siamo quasi mai occupati di hashish e marijuana. Per noi è un po' un esperimento, visto che la quasi totalità delle sostanze che arrivano al nostro stand sono cannabinoidi. E devo ammettere che, in base alle analisi, la qualità è decisamente alta”. Non sempre, però, i risultati sono di questo tipo e il test può rivelarsi utile per evitare conseguenze negative: “L'altra sera sono venuti alcuni ragazzi con dell'hashish che aveva un bassissimo contenuto di Thc perché mischiato ad altre sostanze. Dopo aver visto i risultati hanno deciso di buttarlo e di non consumarlo. Perché la soluzione non sta nel moralismo e nel proibizionismo, ma nella conoscenza e nella libertà di scegliere”.
Marco Bresolin
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