
Qualche mese fa Ojos de Brujo annunciavano una triste notizia: sarebbero usciti dalla scena dopo dieci anni di attività e sette album alle spalle. Lo hanno fatto con un ultimo lavoro intitolato “Corriente Vital” nel quale, oltre ad includere sette pezzi inediti, hanno ripubblicato il loro miglior materiale sino a quella data, con l’intervento degli amici coi quali avevano collaborato durante il loro cammino. Personaggi di provenienze e stili molto variopinti come Los Pericos, Orishas, La Troba Kung Fu, Amaral o Manolo García, tra gli altri.
Il cammino di Ojos de Brujo è simile a quello delle altre band anche se con diverse sfumature. I suoi musicisti conosciuti durante alcune jam sessions nella seconda metà degli anni novanta mettendo in piedi un repertorio che si sarebbe concretizzato nell’album “Vengue” (1999). Questo lavoro gli servì per rendersi conto che il cammino piu lodevole, seppur più laborioso per diffondere la propria musica, era l’autogestione, un modello tramite il quale sarebbero stati in grado di esercitare un controllo totale sulla propria arte. Da allora, il loro materiale, una combinazione di flamenco eterodosso con residui di rap, musica elettronica, rumba catalana e musica del mondo, è stato pubblicato con la loro etichetta La Fábrica de Colores e Diquela Records.
Il Rototom Sunsplash li riscatta provvisoriamente dal loro ritiro e li conferma come primo gruppo spagnolo dell’edizione 2011, per la quale interpreteranno un repertorio preparato apposta per l’occasione, una sorta di “Ojos de Brujo turns Jamaican”, un’occasione unica ed irripetibile per vederli in scena per l’ultima volta con un repertorio piuttosto inusuale.









