Dove va l'onda araba?Qual è il futuro dell'inaspettata primavera che ha vissuto il mondo arabo? Chedifferenze esistono tra le varie rivolte? Che cosa le accomuna? A tutte questedomande si è provato a dare oggi una risposta, durante il Forum Sociale del Rototom,con l'aiuto di due grandi conoscitori della realtà del mondo arabo e dei fattiche l'hanno scosso: lo scrittore e filosofo Santiago Alba Rico e il giornalistadi El País Enric González, che sono intervenuti via Skype da Gerusalemme.
Durante il dibattito,moderato dal giornalista Carlos Carnicero, i partecipanti si sono trovatid'accordo sul fatto che le proteste nel mondo arabo sono state caratterizzate daldiscredito dei leader politici e dal rifiuto di un potere vecchio e corrotto, equesto è un qualcosa di condiviso anche da altri movimenti cittadini che hannoavuto origine in altri paesi, come nel caso del 15M in Spagna. Nonostante ciò,ci sono altre ragioni che hanno portato a queste differenti rivoluzioni, comela crisi alimentare, le privatizzazioni, l'incremento della corruzione o, comeha detto Enric González, "il fatto che giorno dopo giorno poche personediventino ricchissime mentre una schiacciante maggioranza vive nellapovertà".
Santiago Alba hainoltre posto l'accento sul fatto che questi paesi sono governati da dittature che,pur utilizzando formule differenti, sono accomunate "dall'uso di crudeli formedi repressione e da poche famiglie che si sono appropriate della ricchezza delpaese". A questo proposito, il filosofo ha portato l'esempio dell'expresidente tunisino Ben Ali, la cui famiglia possiede il 71% del PIL del paese.
Bisogna poi sottolinearecome il mondo arabo sia insorto, contro ogni aspettativa, in nome dellademocrazia e della dignità e non in nome di Dio, non rivendicando, secondoquanto ha spiegato Alba, la "sharia" ma uno stato di diritto e unparlamento democratico.
Qualunque sia ilfuturo della primavera araba, Enric González crede che porterà deimiglioramenti, "dato che peggiorare è impossibile" e che, senzadubbio, darà a questi paesi un sistema più giusto e anche meno islamico.
Celia Naharro Salas | Trad: Andrea Polverini









